« La visita pastorale ad una parrocchia è sempre un momento forte dell'evangelizzazione. (…) Sono veramente felice di poter visitare le parrocchie e celebrare l'Eucaristia ».Questi concetti, espressi nel corso del primo incontro - quello con i giovani - nella parrocchia dell'Immacolata Concezione alla Cervelletta, nella zona di Tor Sapienza, sono stati costantemente riaffermati dal Papa ieri, domenica 7 marzo, con una catechesi rivolta ai fedeli di una delle zone più disagiate di Roma. Anche se la realtà odierna di questa zona dell'estrema periferia è ancora abbastanza sconfortante per i problemi e i disagi che la vita sociale presenta, Tor Sapienza può diventare in un futuro non troppo lontano uno dei Quartieri maggiormente significativi della città :l'insediamento di industrie, di sedi ministeriali e di enti vari pubblici e privati la renderanno sempre più un centro direzionale per lo sviluppo complessivo della città. In Questa proiezione verso un futuro che può offrire speranza a migliaia e migliaia di persone oggi alle prese con una aspra realtà quotidiana, vuole dare il suo contributo anche la comunità parrocchiale dell'Immacolata che oggi si è stretta con tutto il suo carico di speranza intorno al Papa.
La speranza è un concetto, è una virtù, che è tenuta in grande onore all'Immacolata. La vita parrocchiale era uscita letteralmente distrutta dalla contestazione di una decina di anni fa. La speranza che animava la piccola e compatta comunità religiosa dei Padri Lazzaristi che cura la parrocchia, ha permesso una ripresa della vita comunitaria: i laici sono tornati, grazie anche alla del cammino neocatecumenale. Oggi ai tanti fratelli che partecipano a questo cammino e agli altri adulti che formano gli altri gruppi si affiancano tanti e tanti giovani entusiasti che hanno avuto la gioia di ricevere la visita del Papa. E proprio in questa circostanza, nell'incontro con i giovani, il Papa ha ribadito quanto egli abbia a cuore la visita alle parrocchie, atto importante del suo ministero episcopale, momento forte dell'evangelizzazione, occasione ordinaria e nello stesso tempo straordinaria - per l'intensità e la carica d'amore con cui è effettuata - della catechesi diretta del Vescovo di Roma al suo popolo.
Ancora una volta,la visita ad una parrocchia romana-quella di ieri è stata la cinquantunesima- ha acquistato un valore straordinario proprio per l'intensità della catechesi fatta dal Papa: per i concetti che egli ha saputo offrire, per il coraggio che è riuscito ad infondere in gruppi di fedeli che, per le difficoltà che quotidianamente affrontano, hanno tanto bisogno di coraggio. E la cronaca della visita alla parrocchia dell'Immacolata- come di tantissime altre visite precedenti - si riassume quasi totalmente nel riferire le parole del Papa: la catechesi che egli ha fatto.Il Santo Padre - che era accompagnato dal Prefetto della Casa Pontificia, Vescovo Jacques Martin, e dal Prelato di Anticamera, Mons.Juliusz Paetz - è giunto pochi minuti prima delle 16 nel cortile retrostante la chiesa parrocchiale di S. Vincenzo de' Paoli che ha ereditato il titolo dell'Immacolata dall' omonimo piccolo santuario che fu la prima parrocchia del comprensorio. Ad accogliere il Papa erano il Cardinale Vicario Ugo Poletti . il Vescovo ausiliare per il Settore Est Giulio Salimei , il Parroco P. Riccardo Martore11i, della Congregazione della Missione. A rappresentare quest'ultima erano intervenuti il Procuratore Generale, P. William W Sheldon; l'Assistente generale P, Rigazio e il Provinciale della Provincia Romana P. Alberto Vernaschi. A porgere al Papa il saluto della civica amministrazione erano intervenuti il Presidente della VII Circoscrizione, Dott. Caracciolo, e i membri della Giunta circoscrizionale.
Mentre il Papa, dopo i saluti alle diverse autorità, si avvicinava alle diverse centinaia di giovani contenuti dalle transenne per salutarli più da presso, iniziava a suonare la banda musicale di Villanova di Guidonia, composta da elementi tutti giovanissimi e guidata dal capobanda Fabrizio Rossetti. Il complesso era stato invitato da un parrocchiano, che ha voluto con questo gesto offrire una colonna sonora fatta di allegre marce all'incontro del Papa con i giovani. Percorso il transennato per circa venti minuti, il Papa si è infine diretto al palco che era stato allestito a fianco dell'abside della chiesa parrocchiale .Dopo aver presentato i vari gruppi che erano presenti nel cortile della parrocchia - giovani de11a Prima Comunione, della Cresima e gli scout -, il parroco ha rivolto al Papa il primo saluto:" Santo Padre, le do il benvenuto della nostra parrocchia a nome tutta la popolazione.

Siamo veramente contenti e molto emozionati della sua presenza qui. Tutti noi preghiamo per Vostra Santità che porta la Croce più pesante nella chiesa. Sono rimasto molto impressionato per come lei ha lasciato tutti gli affetti più cari che aveva in Polonia, a Cracovia, e si è messo al servizio della Chiesa. Ci conforti nella missione che la Chiesa ha: di rivolgerci soltanto a Dio. Ci conforti, Santità, nella fede, nella carità, ma soprattutto ne1la speranza, perché il mondo perda speranza. Ci dia speranza, Santo Padre, la speranza che Gesù Cristo ha sempre Predicato , la speranza della vita eterna, la speranza del Regno di Dio ». Subito dopo, una bambina della Prima Comunione si è rivolta al Papa per porgergli il saluto di tutti i giovani riuniti nel cortile :<< Padre Santo, abbiamo una grande gioia nel cuore perché tu sei venuto qui tra noi. Ti vogliamo tanto bene e anche tu ci ami, lo sappiamo. Ci prepariamo al primo incontro con Gesù , quindi , a nome dei miei compagni ti dico che ci sei anche tu qui nel nostro cuore . Sei contento? Tu sei il padre buono che vai nel mondo portando l'amore di Gesù e infondi nei cuori tanta speranza. Per tutti chiediamo 1a tua benedizione che scenda su di noi, sui cari genitori, sui catechisti e sui nostri sacerdoti perché insieme possiamo percorrere la strada che ci ha tracciato Gesù e che tu ci indichi con 1a parola e con l'esempio.
Un abbraccio ed un bacio da tutti noi >>.Giovanni Paolo II , rispondendo a1 parroco e alla bambina, ha detto : Sono molto lieto di essere venuto qui e di aver incontrato molti ragazzi e ragazze. Già ho potuto salutare molti di voi personalmente, passandovi vicino. Vi saluto veramente di cuore perché pur essendone lontano io sono legato quotidianamente alla vostra parrocchia, così come sono legato ad ogni parrocchia di Roma essendo vostro Vescovo. Il Vescovo deve portare sempre un anello; proprio come portano un anello il marito e la moglie, perché lui , il Vescovo, è sposato alla sua Chiesa, come l'uomo alla donna, come il marito alla moglie, proprio come i vostri genitori. Anche oggi ho incontrato tanti genitori .

Li saluto tutti e mi rallegro della loro presenza come anche della presenza delle suore, dei catechisti. Vi ho voluto dire e ho detto che mi siete vicini, ed oggi è una grande gioia per me, perché posso vivere questa vicinanza , posso vedervi , posso toccarvi anche, posso abbracciarvi come nella famiglia si devono abbracciare i bambini in particolar modo e, soprattutto, sono tanto, tanto contento di poter portare in mezzo alla vostra parrocchia la testimonianza di Gesù Cristo, il suo Vangelo . Cercheremo di predicarlo, di meditarlo, cercheremo anche un po' di viverlo anche più intensamente in questo pomeriggio. La visita pastorale ad una parrocchia è sempre un momento forte dell'evangelizzazione. Evangelizzazione vuol dire predicare, vivere il Vangelo . Noi certamente conosciamo il Vangelo, abbiamo sentito diverse volte i brani ogni domenica, ma io spero che ci siano tra voi parecchi che hanno letto tutto il Vangelo, specialmente i più maturi tra voi : genitori, catechisti. La cosa più importante è vivere il Vangelo .
E' certo che non si può viverlo senza prima averlo conosciuto, allora bisogna prima ascoltarlo, leggerlo e meditarlo. Cosa poi possiamo vivere il momento centrale della evangelizzazione che noi facciamo oggi nella vostra parrocchia dedicata alla Vergine Immacolata . il momento più intenso è l'Eucaristia, la celebrazione eucaristica. Io questo desidero, sempre più intensamente : di venire nella parrocchia e celebrare la Santa Messe; celebrare, con la partecipazione dei parrocchiani, con loro e per loro, l'Eucaristia. Perché questo è il punto, il momento più intenso , più denso. Nell'Eucaristia noi abbiamo il nostro più grande tesoro perché abbiamo Gesù , è il tesoro che Egli ha lasciato per noi : Egli ha assunto le Specie del pane e del vino per essere tra noi e per sacrificarsi come si è sacrificato una volta sulla Croce, sacrificarsi sempre, ogni giorno per noi e con noi. Noi partecipiamo a quel Santissimo Sacrificio.
Ecco, per me celebrare l'Eucaristia nella parrocchia con la comunità dei fedeli , con la comunità dei parrocchiani, è sempre una grande gioia. Sono veramente felice di poter visitare le parrocchie e celebrare l'Eucaristia , Ecco quanto volevo confessarvi all'inizio, e confessando questo volevo salutare i genitori, salutare gli insegnanti, i catechisti e le catechiste e salutare voi . Io vi voglio bene, vi voglio bene come voi volete bene al Papa. Non ne sono sicuro, ma probabilmente è così. Vorrei. fare ancora un'osservazione. Ma prima di questa devo fare un saluto specialissimo perché vedo che tra i giovani ci sono anche i malati. Io devo e voglio dire che questi , i malati, sono i più vicini a me perché essi sono i più vicini a Gesù, e se io sacrifico l'Eucaristia e offro la Santa Messa, sacrificio di Gesù, sempre in questo sacrificio io metto dentro , porto dentro, tutte le sofferenze e tutti i sofferenti, perché sono loro i più vicini a causa della loro sofferenza e del loro sacrificio.
Che sia consolazione e conforto per loro, giovani, ragazzi ed anche per i loro genitori, questo fatto, questa certezza : che Gesù è più vicino a loro e loro più vicini a Gesù. Volevo anche aggiungere un'osservazione : vediamo che c'è il sole e c'è molta gente con l’ombrello aperto. Lo tengono aperto si possa pensare che c'è anche la pioggia. Sembra quasi che vogliamo scherzare, comunque se vogliono fare cosi non posso negare loro il piacere di fare cosi anche se io sono più convinto che, abbiamo il sole piuttosto che ci sia la pioggia .Tutto quello che volevo dire è che la pioggia è molto utile per i giovani, perché con la pioggia essi crescono. Vi saluto e vi benedico di cuore, insieme con il Cardinale Vicario e i Vescovi presenti voglio benedire la parrocchia giovane, la parrocchia dell'avvenire, del futuro. Che il Signore benedica la vostra preparazione alla Prima Comunione, alla Cresima.

Che il Signore benedica la vostra catechesi, che benedica i vostri studi nella scuola, ma specialmente tutto lo sforzo necessario per introdurvi nei misteri della Fede, per introdurvi nella vita cristiana. La vita cristiana è una cosa stupenda, è una cosa bellissima e non dobbiamo mancare a questo appuntamento per farci introdurre, farci iniziare a questa bellissima realtà che è il Vangelo e la vita cristiana, Cristo e la vita cristiana. Impartita la benedizione e salutati anche i numerosi giornalisti ed operatori televisivi che avevano assistito a questo primo incontro, all'aperto, sotto la pioggia ma con il sole che a tratti riusciva a spuntar fuori dalle nuvole, il Papa si è diretto all' interno del complesso parrocchiale. Nella sacrestia Giovanni Paolo II ha indossato le vesti liturgiche e - assistito dal Maestro delle Cerimonie, Mons. John Magee, e dal Cerimoniere Mons . Antonio Massone ha fatto ingresso nella chiesa gremita di fedeli per la celebrazione eucaristica. Alla liturgia della Parola, dopo le letture tratte dal Libro della Genesi e dalla lettera ai Romani di S. Paolo e la proclamazione del Vangelo di Marco, il Santo Padre ha tenuto l' omelia che pubblichiamo in prima pagina .
Terminata la celebrazione il Papa si è intrattenuto brevemente con i parroci della Prefettura e quindi si è incontrato con la comunità delle Suore di Nostra Signora della Neve che da una trentina d' anni operano in parrocchia con una scuola e fornendo aiuto e assistenza agli anziani e ai malati . Alle Suore che erano guidate dalla Madre Generale , Suor Maria Luisa Cardone , il Papa ha lasciato la sua benedizione per la loro vocazione religiosa e per il forte legame con la parrocchia dell’ Immacolata. L'incontro successivo è avvenuto nel grande capannone coperto, sede del circolo bocciofilo, in cui avevano preso posto i rappresentanti di tutti i gruppi sportivi della parrocchia o vicini alla parrocchia. Il Parroco ha presentato al Papa i singoli gruppi - tra i quali era assente la squadra del Tor Sapienza pallavolo femminile, in tournèe nella Germania Federale per incontri di altissimo livello. Dopo aver ricevuto doni dai diversi gruppi, il Papa ha preso la parola per rispondere a1l'invito formulatogli a gran voce di lanciare una boccia, e alla domanda se avesse mai giocato a boccie : Come Vescovo di Roma devo dirvi che ogni due parrocchie, una ha un gruppo di bocciofilo e come non potevo non giocare? Non direi giocare, ma come non potevo non provare? Noto che la vostra parrocchia è molto sportiva.
E' un buon segno, perché lo sport è qualcosa che riguarda il corpo ma non soltanto il corpo. Infatti riguarda anche lo Spirito. S. Paolo ha paragonato la vita spirituale agli esercizi sportivi, agli esercizi agonistici ed una analogia esiste. E' una bella cosa se i parrocchiani cercano anche di riunir i intorno una parrocchia esercitandosi nelle diverse competizioni sportive. Qui vedo che le competizioni sono molte ma devo sottolineare che per la prima volta, nonostante abbia visitato parecchie parrocchie, ho notato due cose un gruppo femminile bocciofilo ed una squadra internazionale di pallavolo. Sono queste manifestazioni sportive importanti non Solo per la parrocchia ma anche per la Diocesi di Roma.Vi auguro di continuare così e di trovare nelle diverse competizioni sportive il riposo sano ed aggiungerei una certa ricreazione spirituale.
Che il Signore benedica questi gruppi sportivi e i vostri incontri. Vi benedico tutti e benedico tutte le generazioni presenti perché ci sono giovani, mamme , padri ed alcuni nonni. Il Papa ha quindi lanciato la boccia che con insistenza gli era stata offerta . Il boccino è stato colpito con estrema precisione suscitando nei presenti un entusiasmo talmente forte che il Papa, sorridendo, ha creduto bene di dover precisare ; il E' la prima volta che mi succede! Successivamente il Santo Padre si è incontrato con un gruppo di giovani catechisti dell'Oratorio e con i ragazzi del dopo Cresima, Tra i doni che sono stati offerti al Papa uno era particolarmente significativo; un album di fotografie riproducenti il bel presepio in terracotta , fatto dai giovani stessi riproducendo i costumi e gli ambienti del Lazio del Settecento. Il lavoro di ricerca, e di documentazione e di esecuzione e di questo bellissimo presepio ha , impegnato per due anni tantissimi . giovani che in questo modo hanno vissuto una esperienza di impegno e di entusiasmo davvero esaltante. Ai giovani il Papa ha lasciato una breve ma intensa riflessione :Sono contento di incontrarvi qui in questa parrocchia e noto con piacere che alcuni di voi sono impegnati nella catechesi attiva. Mi avete mostrato cose bellissime e mi è venuta un'idea sui giovani. 1 giovani sono più aperti a tutto quello che è vero, buono. Questa è una consolazione di carattere generale : vi sono giovani già chiusi al vero e al buono ; ma nella maggioranza dei casi i giovani sono aperti, come sono aperti i ragazzi anche se ancora in un modo infantile.
I giovani , invece, sono aperti in un modo spontaneo e, contemporaneamente, in modo responsabile, già personale. Incontrandovi e ascoltando tutto quello che mi avete detto e che di voi mi hanno detto i vostri sacerdoti vedo che voi siete aperti non chiusi, grazie a Dio siete aperti per tutto quello che viene da Cristo e non ci sono cose buone e più belle di quelle che vengono da Cristo . Non posso augurarvi nient'altro che di continuare la strada intrapresa e di non chiudervi mai: di rimanere così , di percorrere la via iniziata e di cercare Cristo, la presenza di Cristo. Cristo ci ha lasciato se stesso e vi auguro ancora volta di non chiudervi mai, mai. Vi benedico di cuore insieme con i vostri coetanei e tutte le vostre famiglie.

Il Gruppo Scout Agesci Roma 108 ha accolto il Papa con l’entusiasmo e gli urli di richiamo tipici dei “giovani esploratori “. Il capo Enzo ha rivolto al Papa il saluto a nome di tutti i presenti: « Padre Santo i centoventi scout di Tor Sapienza vogliono gridare la propria gioia perché con la vostra persona ci portate Cristo in mezzo a noi. Vi ringraziamo, Padre Santo quando sentiamo rivolgerci queste parole: "Voi siete la mia speranza, voi siete la speranza della Chiesa" Noi sappiamo Padre che il vostro cuore soffre per tutti, ma , in questo momento, in modo particolare per il popolo che ci ha donato il Vicario di Cristo, Noi vogliamo consolarvi: diteci cosa dobbiamo fare.
Vi chiediamo una grazia. Voi che sin da bambino vi siete consacrato alla Madonna di Jasna Gòra otteneteci di vivere la consacrazione di Maria Santissima che vi ha salvato per il bene del popolo di Dio. Noi ancora vogliamo ricordare le vostre parole ai ragazzi e alle ragazze che hanno avuto la felicità di ascoltarvi: "Cercare, amare, testimoniare Gesù. Ecco la consegna che vi lascio". Noi scout ci teniamo ad l'eseguire la consegna dei nostri capi.La vostra consegna, Padre Santo, sarà sempre la prima che cercheremo di portare a compimento con tutto il nostro entusiasmo. Vogliamo essere la vostra speranza, la speranza della Chiesa. Quattrocento sacerdoti al convegno ecclesiastico dell'Agesci ci hanno lasciato l'itinerario di crescita e di un fede con queste parole: "Gli scout dalla promessa alla partenza sperimentano un itinerario di fede nella fedeltà alla Chiesa".
Noi vi promettiamo di seguire questo itinerario. Padre Santo, vogliate gradire questi piccoli doni frutto del nostro artigianato dalla forma semplice ed essenziale che contraddistingue la nostra crescita di uomini liberi e come segno di una profonda fede e di un grande amore a Cristo che voi rappresentate. Infine, permetteteci Padre Santo un gesto che colmerà la gioia di questo giorno: noi scout Agesci Roma 108 eleggiamo Vostra Santità a nostro capo honorem ». L'assistente degli scout, P. Luigi ha allacciato intorno al collo del Papa il fazzoletto con i colori del Gruppo. A preso quindi la parola il Santo Padre: Siete molto numerosi in questa parrocchia e molto utili. La Vostra unità porta una certa specificità alla vostra parrocchia. Il discorso ,del vostro capo era breve e anche il mio lo sarà .C’era un concetto nel suo discorso su cui voglio ritornare , il concetto di impegno Con questa parola io credo che si possa definire il vostro movimento, le vostre persone, perché il movimento è composto dalle persone e per le persone. Il movimento e le persone penso che si possano definire con la parola impegno. Chi è uno scout è una persona giovane e non , ma è sempre una persona di spirito che vive con un impegno.
Quando nella mia Patria incontravo i vostri colleghi ho notato che quello che è costitutivo , tipico per la vostra formazione è la formazioni fin da piccoli agli impegni , piccoli impegni, impegni impegnativi. Poi la persona cresce e crescono anche gli impegni. Lo scout è convinto, data la sua formazione, che non può vivere senza impegni. Si può vivere senza ideali, senza scopi, ma senza impegni, no. Dobbiamo impegnarci per un bene oggettivo e , sempre , per il bene altrui . E questo è tipicamente vostro, appartiene a quella grande, internazionale ondata cristiana che è lo scoutismo. Cristo ha formato i suoi discepoli tutti noi con questa realtà che è l'impegno, ci obbliga ad impegnarci. Vi ringrazio per la vostra presenza in questa parrocchia e per tutto quello che fate per la comunità, per tutti gli impegni che prendete che vi formano e formano anche gli altri, formano la comunità, formano la Chiesa. Vi auguro di continuare perché continuando così voi trovate, e lo trova ciascuno di voi, un senso, un significato della vita. Un senso della vita cristiana, della vita italiana, della vita umana.
Vi auguro di continuare con gioia, con uno spirito di gioia perché lo spirito di gioia è una caratteristica del vostro movimento. Continuare con gioia, impegnarsi con gioia. Subito dopo, il Papa si è incontrato con il Consiglio pastorale, presentatogli dal parroco e dal Presidente Francesco Paoletti, al quale ha rivolto la seguente riflessione: Sono contento di incontrare il consiglio pastorale perché esso è un, pò la sintesi dei diversi movimenti , dei diversi gruppi ambienti. Voglio dirvi soltanto una cosa . In passato, e credo che lo si pensasse anche in Polonia, che la parrocchia fosse formata dai preti e che i sacerdoti formassero la parrocchia. E i parrocchiani si consideravano estranei anche se partecipavano alla Messa, ricevevano i Sacramenti e chiedevano anche la prestazione di determinati servizi spirituali Si confessavano, anche se lo consideravano una cosa penosa , ma lo facevano perché pensavano che cosi volesse la Chiesa ; cosi volesse Cristo ,

Cosi si vedeva la parrocchia .Oggi grazie allo Spirito Santo e grazie al Concilio Vaticano II e direi grazie a questo movimento che proviene da lui, dallo Spirito Santo, c'è un’ altra mentalità: noi facciamo Chiesa, noi tutti facciamo Chiesa; siamo e facciamo Chiesa. Se questa consapevolezza di fare Chiesa esiste nei diversi ambienti, nei diversi gruppi, nelle diverse persone e se specialmente matura nel vostro gruppo, il consiglio pastorale, noi facciamo Chiesa, questa Chiesa, questa parrocchia e la facciamo insieme con i nostri sacerdoti, con il nostro parroco, con le suore. Vi ringrazio per il vostro impegno, vi benedico di cuore, ciascuno di voi, le vostre famiglie, le vostre diverse professioni. L'incontro con le Comunità Neocatecumenali - l'ultimo della visita - è stato introdotto dalle parole del parroco che con queste ha voluto far presente al Papa quanto l'introduzione del Cammino Neocatecumenale abbia contribuito a ricostruire Ia parrocchia dopo gli anni della crisi: << Santità, dieci anni fa questa parrocchia era distrutta, veramente.
Il Signore ha portato qui un cammino e in questo cammino ci sono sei comunità di giovani fratelli. Veramente sono dentro il mio cuore perché hanno convertito me per primo. Nel 1972 è nata la prima comunità. Questi , Santo Padre, dallo scorso anno vanno casa per casa ad annunciare Gesù Cristo e a portare la pace. Bussano alla porta, si presentano a nome del parroco e vanno a riannunciare la vita eterna perché la gente non crede nella vita eterna e vanno ad annunciare il perdono dei peccati perché la gente, purtroppo, non crede che Dio perdoni i peccati. pensa che Dio è giudice e castigatore. Questi sono i fratelli della comunità e tra di loro ci sono molti catechisti della Cresima e della Prima Comunione e fanno anche la preparazione delle copie al battesimo del figlio , andando in casa e preparando la coppia al battesimo del figlio. La Seconda comunità è sorta dopo due anni nel 1974 . Sono al punto del cammino che tra poco consentirà loro di pregare con l'ufficio delle letture , un ufficio divino. Cominceranno a dire le lodi anche loro ogni mattina . Tra loro ci sono molti catechisti della Cresima e della Prima Comunione .
Hanno molti figli e speriamo , Santo Padre , che qualcuno dei loro figli abbracci la vocazione sacerdotale e segua la missione di Cristo come lei fa da prete per essere il segno di Cristo capo della Chiesa. Poi è nata una Terza comunità . Sono al punto del cammino in cui chiedono al Signore di dare un segno della Grazia per potersi abbandonare completamente a Dio . Anche qui ci sono catechisti che fanno catechesi nella parrocchia . La quarta comunità è sorta lo scorso anno ed anche qui c' è qualcuno che fa catechesi. Quest' anno abbiamo avuto la grazia di vedere partecipare alla catechesi ogni sera novanta persone. Sono poi nate due comunità perchè erano tante: la quinta alfa e la quinta omega. Più della metà di loro erano lontani dalla Chiesa, molti erano avviati verso la politica, marxisti alcuni. Il Signore ha dato loro la grazia, attraverso questo cammino, di scoprire la Chiesa, di vedere come solo Gesù Cristo può annunciarci il bene. Il mondo ci annuncia molti beni ma solo Gesù Cristo può darci la vita eterna.
Hanno quindi preso la parola il primo catechista del cammino neocatecumenale all’Immacolata e rappresentante della quarta comunità. Entrambi hanno detto del profondo cambiamento indotto dalla conoscenza di Cristo e del lungo travagliato periodo di conversione. Provenivano tutti e due dal marxismo, predicato nella versione politica più violenta proprio a Tor sapienza, l’ambiente più favorevole per la presenza di un certo ceto operaio ad una simile propaganda. Poi, la svolta e l’inizio di un cammino che li riportati a Tor Sapienza a predicare e testimoniare l’amore di Cristo.
Il primo catechista dell’ Immacolata proveniente dalla parrocchia di S. Luigi Gonzaga, dopo una lunga missione in diversi paesi del nord Europa, è catechista itinerante in Lombardia; l’altro, insieme con i suoi fratelli della comunità porta l’annuncio di pace del Cristo alle famiglie del suo quartiere, a Tor Sapienza.
Ascoltate assai attentamente le testimonianze dei due rappresentanti delle comunità neocatecumenali, il Santo Padre si è cosi rivolto ai presenti:
Io credo che prima di tutto si debba dire del vostro parroco. Io penso che il parroco, come ogni sacerdote, deve essere sempre più uno di noi. E lui lo è, non solamente lui, ma lui lo è più degli altri. Voglio dirvi ancora una altra cosa: dire di un parroco che è innamorato può sembrare contraddittorio ma invece io dico che deve essere innamorato. Il parroco deve essere innamorato e lui è innamorato di tutti i gruppi e forse con una certa predilezione verso di voi.
Questo potrebbe creare del particolarismo ma non è cosi. Lui tramite la vostra comunità è innamorato della sua parrocchia. È la parrocchia è più grande della vostra comunità. Ed è cosi. Gesù ci ha parlato del lievito: la massa è grande ed il lievito è piccolo. Ma per fare lievitare la massa basta poco lievito.
Io penso che il parroco ed i suoi collaboratori abbiano trovato nella vostra comunità un buon lievito che c’è anche negli altri gruppi ma che nella vostra è presente in modo particolare. La vostra comunità ha fatto il cammino -come si dice nella vostra lingua(io vi conosco, vi conosco già avendovi incontrato in diverse parrocchie di Roma e fuori Roma ma soprattutto nelle parrocchie)- mi sembra che la vostra comunità qui in questa parrocchia è sistemata molto bene, cresce insieme con la parrocchia. E vedendo –forse grazie al parroco e insieme con il parroco- le difficoltà di questa parrocchia 10 anni fa, che cosa c’era, che cosa non c’era, piuttosto; vedendo tutto questo avete preso insieme gli impegni apostolici. Quello che è più significativo, specialmente significativo, per le vostre comunità in genere e per la vostra comunità qui si potrebbe ridurre a due parole.
Una parola fondamentale quando si ascolta uno del cammino neocatecumenale questa parola ritorna sempre: la scoperta. È sempre una grande scoperta scoprire. Ma è sicuro che tutte le scoperte di ordine fisico non sono paragonabili con le scoperte dell’ordine spirituale. Per voi la scoperta è la parola costitutiva di ciascuno di voi e della vostra comunità;e la scoperta di quella realtà che è il battesimo, che è una realtà splendida, una realtà stupenda: anche se si prende il senso teologico, se si seguono le parole di S. Paolo nelle sue lettere, essa è una realtà stupenda. La scoperta del proprio battesimo, non del battesimo in genere:sacramento della Chiesa, si, ma il mio battesimo, la mia realtà,il dono fatto dal Padre Celeste in Gesù Cristo alla mia persona; sorgente della vita nuova della vita terrena in me. Bisognerebbe parlare a lungo, prendere i testi di San Paolo e applicarli alla realtà esistenziale. Ritorniamo alla scoperta, questa scoperta è tanto più profonda quanto più proviene, come affermazione, dal contrario, dalla negazione. Si può dire che la negazione precedente fa affermazione conseguente. L’affermazione è,dopo,più forte,più profonda,si può dire. Noi abbiamo qui ex marxisti e quindi possiamo pensare a un po’ di dialettica, di heghelismo appunto,il sì e il no,il no e il sì. Ma qui si trascende, si passa dal no al sì e questo sì diventa molto più dinamico. Abbiamo un esempio splendido di primo ordine:è Paolo che ha scoperto Cristo vuol dire scoprire il proprio battesimo. Paolo lo ha scoperto dopo il periodo che fu persecutore, un anti-Cristo,possiamo dire un anticristiano,benché Gesù dica a Paolo “perché mi perseguiti?”. La scoperta, quindi, è un dono di Dio, una grazia e una grazia non si può spiegare. E scoprendola propria fede,il proprio cristianesimo, il proprio essere cristiano, in questo punto di partenza si cominciano a vedere tutti gli altri elementi.
C’è una nuova vita, c’è una nuova visione della vita. Tutti gli elementi e la vita si presentano diversamente. È un mondo nuovo. Noi oggi abbiamo contemplato nella liturgia la trasfigurazione:un mondo nuovo.
Vi è anche un’altra parola che si ripete sempre più nei contatti con i gruppi neocatecumenali: itinerante. Iter vuol dire cammino ma qui è un cammino apostolico ed itineranti sono coloro che camminano per portare la loro scoperta. Ricordiamoci degli apostoli dei primi cristiani, il cristianesimo, il Vangelo non è un sistema astratto che si può trasmettere come astratto, come deduttivo. È, invece, un sistema esistenziale. Si deve essere cristiano convinto. Cristiano che ha scoperto il valore del suo essere cristiano,della sua fede della sua figliolanza divina, della sua somiglianza a Cristo. Finalmente ha scoperto la realtà di Cristo in sé, che ha scoperto
il suo battesimo. Poi uno è capace di trasmettere. Non solamente capace, ma è spinto, non può stare zitto ma deve camminare, camminare. È un movimento naturale. Vi auguro di proseguire così nella vostra parrocchia e di rimanere lievito.
Concluso con la benedizione l’incontro con le comunità neocatecumenali, il Santo Padre si è trattenuto brevemente con i Padri Lazzaristi che compongono la comunità dell’Immacolata, quindi, dopo aver ancora rivolto il suo ringraziamento e il suo augurio ai numerosi fedeli che lo attendevano all’esterno della casa parrocchiale ha fatto ritorno in Vaticano.
L’osservatore Romano Lunedì – Martedì 8-9 Marzo 1982.

Scroll to Top